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Nella mente di Guillermo Del Toro con i suoi schizzi e illustrazioni

Una delle costanti dei film di Guillermo del Toro è che sono pieni di mostri. Gli appassionati lo sanno: dai tempi di Cronos, nel 1993, fino al pluripremiato Labirinto del Fauno del 2006, nei film del regista messicano prendono vita figure mostruose e fantastiche, a metà tra animali fantastici e qualcosa di molto diverso dall’uomo. Una costante che si basa sulla passione dello stesso del Toro, che recentemente ha dichiarato: “Non c’è nulla che ami di più che creare storie su mostri, che siano mostri umani o meno”.

Il suo ultimo film, Hellboy II: The Golden Army, ha dato al regista la possibilità di sfogarsi. In uscita nei cinema americani il prossimo venerdì, il film racconta lo scontro tra la realtà di tutti i giorni e un mondo fantastico nascosto nelle pieghe del quotidiano. “Che succederebbe se i troll non fossero altro che signore anziane e cattive che raccolgono gatti per mangiarli?” Si è chiesto il regista. Il risultato è uno scontro epico tra un eroe improbabile votato a proteggere l’umanità e un principe elfo determinato a distruggerla.

Sia le creature che Hellboy che gran parte di quelle che le hanno precedute hanno origine dalla fantasia dello stesso del Toro, che ama il disegno e sembra capace di disegnare discretamente bene. Il regista è noto per avere l’abitudine di disegnare schizzi delle figure mostruose che vuole inserire nei suoi film, con il risultato di avere ormai collezionato una discreta quantità di taccuini pieni di immagini per cui i fan farebbero follie. Unica eccezione sarà il prossimo film di del Toro, Lo Hobbit: per ragioni di copyright il regista ha già deciso di non conservare nulla e limitarsi a schizzi su fogli staccati, fazzolettini e simili, anche perché va la New Line Cinema e gli eredi di Tolkien hanno già una causa in tribunale in corso e tutti sembrano intenzionati a prendere le massime precauzioni per evitare ulteriori problemi in futuro.

Che fine faranno tutti questi disegni? Se non deciderà di lasciarli alle sue figlie, Marisa e Mariana, il regista messicano ha dichiarato che un giorno potrebbe anche decidere di pubblicarli.

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