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Tornano alla luce gli dei dell’antica Mesopotamia: scoperti rilievi rupestri d’epoca assira

IL SOVRANO assiro compare due volte al cospetto delle statue di sette divinità su dei piedistalli sorretti da animali, tutti rivolti nella direzione tracciata dal corso dell’acqua. E’ un salto nella Mezzaluna fertile dell’VIII-VII secolo a.C. raffigurata in dieci rilievi rupestri assiri portati alla luce nella regione di Duhok, nel Kurdistan iracheno settentrionale dal team di archeologi “Terre di Ninive” dell’Università di Udine, guidato dal professor Daniele Morandi Benacossi.

L’eccezionale scoperta è stata fatta a settembre da una missione italo-curda nel sito archeologico di Faida, 20 chilometri a sud della città di Duhok e a soli 50 chilometri da Mosul. Lo scavo apre nuovi scenari sull’antica Mesopotamia del nord, oggi terra di conflitti che per anni ne hanno impedito l’esplorazione.

Si tratta di pannelli imponenti, grandi 5 metri e larghi 2 metri, scolpiti lungo un antico canale d’irrigazione lungo quasi 7 chilometri. Il canale di Faida, alimentato da un sistema di risorgenti carsiche, fu fatto probabilmente scavare dal sovrano assiro Sargon (720-705 a.C.) alla base di una collina.

Oggi il corso d’acqua ridotto a circa 4 metri è quasi completamente sepolto sotto spessi strati di terra depositati dall’erosione del fianco della collina. Ma nell’antichità dal canale si diramava una rete di canali più piccoli che consentivano di irrigare i campi circostanti rendendo ancora più fertile le campagne coltivate nell’entroterra di Ninive, capitale dell’impero.

La mitologia assira raffigurata sulla roccia è un campionario significativo di divinità e animali sacri. Le figure divine rappresentano il dio Assur, la principale divinità del pantheon assiro, su un dragone e un leone con corna, sua moglie Mullissu, seduta su un elaborato trono sorretto da un leone, il dio della Luna, Sin, anch’egli su un leone con corna, il dio della Sapienza, Nabu, su un dragone, il dio del Sole, Shamash, su un cavallo, il dio della Tempesta, Adad, su un leone con corna e un toro, e Ishtar, la dea dell’Amore e della Guerra su un leone.

Fino a pochi mesi fa dalla terra che riempiva il canale emergeva solo la parte superiore dei pannelli scolpiti a rilievo, dei quali si intravvedeva la cornice superiore e, in alcuni casi, la sommità delle tiare indossate dalle divinità. Già nel 1972 Julian Reade, un archeologo inglese del British Museum, aveva individuato l’ubicazione di tre bassorilievi sepolti lungo il canale, senza però riuscire a farli emergere a causa dell’instabilità politica e militare della regione in quegli anni terreno di aspro confronto fra i Peshmerga curdi e l’esercito del regime baathista.

Quarant’anni dopo, nell’agosto del 2012, durante la ricognizione archeologica condotta dal “Land of Nineveh Archaeological Project” dell’ateneo udinese, gli archeologi italiani sono riusciti a individuare sei nuovi rilievi lungo il canale di Faida. A sette anni di distanza, i rilievi rupestri assiri sono tornati alla luce grazie alla collaborazione fra l’università italiana e la Direzione delle Antichità di Duhok e al sostegno del Consolato italiano a Erbil.

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