Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Processo di Norimberga 1946 – Ernst Lossa – Deposizione di un infermiere

1 novembre 1929: nasceva Ernst Lossa, è stato un ragazzo Jenisch, cittadino tedesco bavarese. A soli 14 anni fu ucciso nella clinica di Irsee con due iniezioni letali di morfina e scopolamina durante la seconda fase dell’eutanasia nazista, la cosiddetta eutanasia selvaggia. Nella sua cartella clinica i medici nazisti scrissero: la morte è stata causata da broncopolmonite.

Lossa nacque ad Augusta nella Germania bavarese da genitori Jenisch, un ceppo nomade di zingari. La sua famiglia, composta dal padre Christian, dalla madre Anna e due sorelline più piccole, per guadagnarsi da vivere girava le città bavaresi e del sud della Germania disegnando immagini religiose.

I genitori di Ernst, già dal lontano 1905, erano stati schedati dal governo del Länder in cui vivevano, ed inseriti nel zigeuner buch, il libro degli zingari.

Quando salì al potere Adolf Hitler, poco dopo la nascita di Ernst, in virtù della politica razziale dei nazisti, la vita, per tutti gli zingari, compresi gli stessi genitori di Ernst, diventò durissima.

Quello fu il periodo in cui la politica di eugenetica nazista fu applicata anche agli stessi cittadini ariani handicappati o ammalati, considerati inutili e costosi sia per l’entità delle cure, sia per i sussidi di assistenza da costoro percepiti e sottratti, secondo l’ottica nazista, all’apparato bellico tedesco. Per abbattere i costi, per tutti questi fu prevista l’eliminazione fisica con un programma scientifico, sistematico e segreto: l’eutanasia.
La famiglia Lossa non fu risparmiata da un simile trattamento. Accusati di essere zingari e venditori ambulanti ai genitori di Ernst fu tolta dapprima la patria potestà, Ernst e le due sorelline più piccole furono affidate di conseguenza ad un orfanotrofio di Augusta. La madre di Ernst poco dopo morì di tubercolosi, all’epoca Ernst aveva solo 4 anni. Il padre invece, dopo essere stato arrestato fu deportato prima nel campo di concentramento di Dachau e quindi nel Campo di concentramento di Flossenbürg, dove trovò in seguito, la morte.


Ormai orfano, il piccolo Ernst visse una infanzia difficile, senza nessuna guida affettiva. Venne considerato dai medici e dagli educatori, un bambino difficile, irrequieto, ineducabile ed irrecuperabile. Venne messa in discussione la sua stessa sanità mentale per la convinzione razzista dei medici nazisti secondo la quale, essendo zingaro, Ernst fosse predisposto di natura ad avere turbe psicologiche. La sua candidatura al programma di morte per eutanasia, era stata decisa.

Fu così che dopo un’infanzia di maltrattamenti e discriminazioni, non ultima una permanenza nel riformatorio giovanile di Dachau nel 1940, il giovane Ernst venne mandato nel 1942 all’ospedale psichiatrico di Kaufbeuren che si trovava a pochi chilometri dalla sua filiale, la clinica della morte nel villaggio bavarese di Irsee.

L’istituto psichiatrico di Kaufbeuren fu tristemente noto per il medico e psichiatra Valentin Falthauser, suo direttore. Falthauser fu l’inventore della cosiddetta Dieta E (Sonderkost), una dieta da fame, priva di grassi, a base di sole rape, cavoli e mele. Dieta ‘mortale’, imposta alle vittime, bambini ed adulti, con il chiaro proposito di eliminarle.

Questa invenzione ebbe così successo che si estese ben presto a tutti i reparti di eutanasia della Germania nazista. Nelle intenzioni di Falthauser, quella dieta doveva portare ad una morte lenta in un periodo di massimo tre mesi.

Questo medico nazista fu uno dei più zelanti fautori dell’eutanasia che perpetuò fra la sede di Kaufbeuren e e la vicina filiale di Irsee. Quando la Germania si arrese, e Falthauser fu arrestato dagli americani, si scoprì che il medico aveva continuato a praticare l’eutanasia e ad uccidere indisturbato fino a quando non venne scoperto.

Si calcola che in queste due cliniche furono soppressi da 1200 a 1600 pazienti, tra cui circa 210 bambini.

Oltre alla Dieta E, in questi due centri della morte venivano somministrate anche terapie consistenti in iniezioni che prevedevano più soluzioni : allucinogeni pericolosi come la scopolamina, alcaloidi tossici come la morfina e barbiturici nocivi come il veronal e il luminal. Un programma che in seguito, dopo la guerra, sarebbe stato conosciuto e denominato come: Aktion T4.

Ernst fu ben presto trasferito, senza nessuna valida ragione, in quanto considerato malato di mente e non educabile, da Kaufbeuren alla filiale di Irsee. Chi provenendo da Kaufbeuren arrivava ad Irsee, vi giungeva solo per essere eliminato in brevissimo tempo. La clinica di Irsee era di fatto un vero e proprio braccio della morte. Qui però grazie alla simpatia, alla compassione e ad una certa considerazione mostrata degli infermieri, Ernst che doveva essere eliminato nel giro di pochi giorni, resistette addirittura un anno e mezzo.

Dinnanzi al procrastinare degli infermieri per somministrargli iniezioni letali, i responsabili del comprensorio di Kaufbeuren-Irsee incaricarono del compito, probabilmente, l’infermiera nazista Pauline Kneissler, la cui fama era nota per aver procurato la morte per eutanasia a moltissime persone sia civili che militari. La Kneissler con la scusa di somministrare un vaccino contro la febbre tifoidea, somministrò a Ernst un’overdose di un cocktail micidiale di morfina e scopolamina. Il 9 agosto 1944 Ernst Lossa morì nella clinica di Irsee.
I dipendenti della clinica, che in seguito testimoniarono al processo di Norimberga, asserirono che Lossa sapeva delle uccisioni che venivano fatte nell’istituto, sapeva anche che quella stessa sorte sarebbe presto toccata anche a lui.

« Lossa era consapevole della morte innaturale che lo attendeva. Doveva avervi visto pazienti che ricevevano pastiglie o iniezioni particolari. Sapeva di essere destinato a rimozione. Di dover morire presto… Nel pomeriggio del giorno prima di dover morire, mi regalò una foto con dedica. C’era scritto: “In memoria”.
Gli chiesi: Perché “in memoria”?
E lui rispose: “Tanto io non vivo a lungo. Voglio morire quando sei di turno tu, così mi metti bene nella bara”.
Però non ero di turno io: quando sono arrivato la mattina, Lossa non era nel suo letto.
Era seduto a terra nella stanza dei bambini. Aveva il viso blu, la bava alla bocca e la pelle della bocca e del corpo sembravano borotalco, tanto erano squamate.
Ho provato a parlargli ma non… È morto nel pomeriggio.
La diagnosi fu di broncopolmonite. »

(Deposizione di un infermiere al ‘processo ai dottori’ del processo di Norimberga, Norimberga 1946.)

MonolituM © 2020 Tutti i diritti riservati.